Los pescadores del Atlántico a principios del siglo XX usaban prendas de lana sin tratar que les otorgaban un cierto grado de impermeabilidad e Yvon Chouinard, el fundador de Patagonia, se empeñó en encontrar un material que pudiera mantener esas características, con menor peso y un secado más rápido. Fue Malinda Chouinard, su esposa, quien encontró un nuevo material que mejoró en un proceso de desarrollo junto a Malden Malls, una compañía que hoy conocemos como Polartec. El resultado era el fleece o forro polar, un tejido suave y ligero que mantenía muchas de sus propiedades aislantes incluso mojado y que seca rápidamente. Con unas características parecidas a la lana, era hipoalergénico y retenía el calor, especialmente si se combinaba con alguna prenda protectora contra la lluvia. Además, podía fabricarse a partir de plásticos reciclados y el producto final era fácilmente reciclable. Malden Malls continuó desarrollando distintas versiones pero prefirió no registrar su patente para que cualquiera pudiera hacer uso de ella. Para Nacho Guillén, un estudioso de la historia de los tejidos tanto en su desarrollo como de su valor histórico, esa facilidad para su fabricación junto a su rendimiento hizo del fleece un producto muy popular desde el primer momento. Era más ligero que la lana, moderadamente hidrófugo y con un menor tiempo de secado.
FLEECE, COME UN TESSUTO OUTDOOR DIVENTÒ DI MODA

La historia de muchas prendas y materiales clásicos está relacionados con la búsqueda de la funcionalidad, desarrollando productos o simplemente adaptando otros ya conocidos. El origen de Patagonia está relacionado con un descubrimiento casual, en un primer momento era Chouinard Equipment, una empresa dedicada al material duro de montaña que se adentró en el textil cuando descubrió que los polos de rugby eran perfectos para escalar porque el cuello impedía el roce de las cuerdas. Fue el primer paso de Chouinard en el textil y el origen de Patagonia, pero no fue la única ocasión en la que se inspiró en prendas tradicionales de trabajo.
Funcionó como una revolución en distintos aspectos, no tiene sentido usar una capa de aislamiento térmico si bajo ella llevábamos una prenda interior que absorbe el sudor, por lo que las marcas intentaron crear un complemento transpirable que estuviera cerca del cuerpo y una prenda exterior impermeable. Casi sin pretenderlo habían creado el sistema de tres capas que ha seguido siendo la base del diseño del producto outdoor.

El nuevo tejido implicaba también la posibilidad de nuevos colores, los habituales tonos naturales eran relevados por colores brillantes que a partir de ese momento se convirtieron en la norma del outdoor. La primera prenda de Patagonia con fleece creado a partir de plásticos reciclados tenía un tono muy particular debido al verde de algunas de las botellas.
Cuatro décadas después, el fleece sigue de actualidad. Según la mirada experta de Nacho Guillén, es un tejido que ha ido evolucionando mejorando sus características técnicas y sus modos de producción, que en la actualidad implican procesos más sostenibles. ¿Y cuáles son las marcas y prendas que mejor han sabido aprovechar las capacidades del fleece? Según Guillén, el propio carácter popular del fleece le ha colocado lejos de los buscadores de glorias vintage, pero sí que podemos identificar algunas prendas icónicas. En palabras de Guillén: “En primer lugar estaría la Synchilla Snap-T de Patagonia, es la prenda que inventó el fleece y el fleece se inventó para esa prenda. Diseño simple y con funcionalidad concreta que por su relevancia histórica es la número uno. Luego estaría el Denali de The North Face, no por ser históricamente relevante sino porque se ha convertido en el patrón clásico del fleece con apliques de nailon. No sé si llegará al status de grail, pero sí son tendencia los fleece de Kapital. El paso de tendencia a grail lo decide el tiempo, pero los estampados Damask y Boro tienen ese aura de grail, y es quizás la marca que ha hecho un uso del fleece mas creativo, tanto desde un punto de vista del producto como de la repercusión. Además, incluiría el Mars R2 de Patagonia, una versión de la prenda del ejército estadounidense que podría estar más cercano a un mundo de coleccionista”.
El fleece, un elemento nacido de la funcionalidad en la montaña ha construido un imaginario outdoor que ha sabido adentrarse en el mundo urbano con el imprescindible apoyo de Shia Labeouf, el icono de la reinterpretación del normcore.



La storia di molti capi e materiali classici è legata alla ricerca di funzionalità, allo sviluppo di prodotti o semplicemente all'adattamento di altri già conosciuti. L'origine di Patagonia è legata a una scoperta casuale; iniziò come Chouinard Equipment, un'azienda dedicata al materiale duro di montagna che entrò nel settore tessile quando scoprì che le polo da rugby erano perfette per l'arrampicata perché il colletto impediva lo sfregamento delle corde. Forse questo fu il primo passo di Chouinard nel settore tessile e l'origine di Patagonia, ma non fu l'unica occasione in cui la marca prese ispirazione dagli abiti tradizionali da lavoro.


Il pile come risultato della ricerca della perfezione
Agli inizi del XXI secolo i pescatori dell'Atlantico indossavano indumenti di lana non trattati che conferivano loro un certo grado di impermeabilità e Yvon Chouinard, il fondatore di Patagonia, insistette per trovare un materiale in grado di mantenere quelle caratteristiche, ma con meno peso e un'asciugatura più veloce. Fu Malinda Chouinard, sua moglie, a trovare un nuovo materiale che migliorò nel processo di sviluppo con Malden Malls, una società che conosciamo oggi come Polartec. Il risultato fu il fleece o pile, un tessuto morbido e leggero che manteneva molte delle sue proprietà isolanti anche da bagnato e che asciugava rapidamente. Con caratteristiche simili alla lana, era ipoallergenico e tratteneva il calore, specialmente se combinato con alcuni indumenti protettivi contro la pioggia. Inoltre, poteva essere fabbricato con plastica riciclata e il prodotto finale era facilmente riciclabile. Malden Malls continuò a sviluppare versioni diverse ma preferì non registrare il suo brevetto in modo che chiunque potesse usufruirne. Per Nacho Guillén, uno studioso della storia dei tessuti sia nell’ambito del loro sviluppo che del loro valore storico, questa facilità di fabbricazione oltre alle sue prestazioni resero il pile un prodotto molto popolare sin dall'inizio. Era più leggero della lana, moderatamente idrorepellente e con meno tempo di asciugatura.
La rivoluzione dell’impermeabilità e dell’isolamento
Si trattò di una rivoluzione sotto diversi aspetti, non ha senso utilizzare uno strato di isolamento termico se sotto di esso si indossa un indumento intimo che assorbe il sudore, motivo per cui le marche cercarono di creare un complemento traspirante a contatto con il corpo e un indumento esterno impermeabile. Quasi involontariamente crearono il sistema a tre strati che divenne la base del design del prodotto outdoor.




Il nuovo tessuto implicava anche la possibilità di nuovi colori, i soliti toni naturali venivano sostituiti da colori vivaci che da quel momento in poi divennero la norma dell'outdoor. Il primo capo di Patagonia con pile fu creato con plastica riciclata e aveva un tono molto particolare a causa del verde di alcune bottiglie.
Quattro decenni più tardi il fleece è ancora attuale. Secondo l'opinione esperta di Nacho Guillén, si tratta di un tessuto che continua a evolversi migliorando le proprie caratteristiche tecniche e i modi di produzione, che attualmente implicano processi più sostenibili. E quali sono le marche e i capi che hanno saputo sfruttare al meglio le capacità del pile? Secondo Guillén, il proprio carattere popolare del fleece lo ha allontanato dai cercatori di tesori vintage, ma ci sono comunque alcuni capi iconici che si possono identificare.
Nelle parole di Guillén: “Anzitutto c’è la Synchilla Snap-T di Patagonia, è il capo che ha inventato il pile e il pile è stato inventato per quel capo. Si tratta di un design semplice con funzionalità specifiche che, per la sua rilevanza storica, dev’essere al primo posto. C’è poi il Denali di The North Face, non per la sua rilevanza storica ma perché è diventato il motivo classico del fleece con applicazioni in nylon. Non so se raggiungerà lo stato di sacro graal, ma i pile di Kapital sono decisamente trendy. Il passaggio da trend a graal lo decide il tempo, ma i motivi Damask e Boro possiedono quell'aura da graal e forse è la marca che ha fatto l'uso più creativo del pile, sia dal punto di vista del prodotto che della sua ripercussione. Includerei inoltre il Mars R2 di Patagonia, è una versione della divisa dell'esercito americano che è più vicina al movimento collezionista.”
Il fleece, un elemento nato dalla funzionalità in montagna, ha costruito un immaginario outdoor che è riuscito a farsi strada nel mondo urbano con il supporto essenziale di Shia Labeouf, l'icona della reinterpretazione del normcore.





